VIAGGI

Viaggi di più giorni, in Italia, in Europa e nel Mondo


DAL 14 AL 17 OTTOBRE 2026

SULLE STRADE DELLA GERMANIA ROMANTICA

CITTÀ IMPERIALI, VIE STORICHE E SOGNI DA RE

Castello di Neuschwanstein Castello di Hohenschwangau

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Viaggio nella Germania meridionale, tra Baviera e Svevia storica, alla scoperta di città imperiali, borghi medievali, capolavori d’arte e paesaggi di grande suggestione. L’itinerario attraversa luoghi in cui storia romana, medioevo, rinascimento e barocco si intrecciano con tradizioni religiose e dinastiche, tra piazze eleganti, antiche strade mercantili, chiese monumentali e palazzi storici. A completare il percorso, i castelli legati al sogno romantico di un sovrano visionario, sospesi tra montagne, laghi e immaginario fiabesco. Un itinerario affascinante, pensato per scoprire una Germania elegante e colta.

AUGSBURG, una delle città più antiche e prestigiose della Germania meridionale, fondata in epoca romana, la cui storia è legata al ruolo di città imperiale, che ancora oggi si riflette nell’eleganza delle sue piazze, delle chiese e dei palazzi monumentali. Rathausplatz, uno degli spazi urbani più scenografici di Augusta, dominata dal Palazzo Municipale rinascimentale, uno dei più importanti a nord delle Alpi; Cattedrale: grande duomo romanico-gotico, con le celebri vetrate medievali, tra le più antiche della Germania; Chiesa di Sant’Anna: legata alla Riforma protestante e alla memoria di Martin Lutero, conserva anche la cappella funeraria dell’importante famiglia dei Fugger, una delle prime importanti testimonianze del Rinascimento italiano a nord delle Alpi. Maximilianstraße, una delle vie più eleganti della città, con le sue fontane monumentali; Palazzo Schaezler: una raffinata residenza settecentesca che testimonia il gusto aristocratico e la ricchezza della città in età barocca e rococò. Celebre per il suo sontuoso salone delle feste, conserva ambienti di grande eleganza e raccolte artistiche di rilievo, offrendo uno sguardo privilegiato sulla vita nobiliare e culturale dell’epoca; Basilica dei Santi Ulrico e Afra: un alto esempio di architettura gotica in Germania, al cui interno sono custoditi tre giganteschi e preziosissimi altari tardo-rinascimentali ritenuti un capolavoro assoluto della scultura tedesca del periodo. RAIN AM LECH, graziosa cittadina della Baviera sveva lungo la Strada Romantica, è conosciuta come “città dei fiori” per i suoi parchi, i giardini e le curate decorazioni floreali che accompagnano il centro storico. Partiremo da piazza del Municipio, dove ci accoglierà la strada del conte Tilly, che ricorda uno degli episodi più importanti della Germania del Seicento. Continueremo attraverso le stradine del centro storico tra le suggestive case medievali divenute Patrimonio dell’Unesco, per terminare nella Chiesa di San Giovanni. DONAUWÖRTH, una deliziosa città bavarese situata dove il fiume Wörnitz incontra il Danubio. Antica città imperiale, conserva un centro storico elegante e raccolto. Il cuore della città è la Reichsstraße, lunga via storica fiancheggiata da case colorate con frontoni tipicamente tedeschi, ricostruite con grande cura dopo la seconda guerra mondiale. Tra i monumenti principali spicca il Monastero di Heilig Kreuz, importante centro religioso ricostruito in forme tardo-barocche nel Settecento. FRIEDBERG, una piccola città storica con un centro medievale ben conservato, racchiuso in parte da antiche mura, con l’elegante Maximilianstraße e la piazza del municipio, dove si trovano case borghesi restaurate e una tipica atmosfera sveva-bavarese. Sopra la città si trova lo Schlossberg, la collina del castello, uno dei luoghi più suggestivi di Friedberg: oggi restano soprattutto la chiesa e alcuni tratti delle fortificazioni, ma il punto panoramico offre una bella vista sul centro e sulla pianura del fiume Lech. LANDSBERG AM LECH: una delle cittadine più scenografiche della Baviera, affacciata direttamente sul fiume Lech, lungo la Strada Romantica. Il suo centro storico è piccolo ma molto fotogenico, con case color pastello e piazze ben conservate. Il simbolo della città è la Bayertor, una porta medievale imponente che segna scenograficamente l’ingresso al nucleo antico e testimonia il passato fortificato. Da qui si raggiunge la Hauptplatz, la piazza principale, circondata da edifici storici e portici eleganti. Uno degli elementi più particolari è il sistema di dighe e cascate sul Lech, che attraversa il centro creando scorci molto caratteristici e rumorosi giochi d’acqua. WIESKIRCHE (Chiesa del Salvatore Flagellato nel Prato): patrimonio Unesco e situata in aperta campagna, colpisce per la sua imponenza e per la sua straordinaria ricchezza dell’interno. È considerata uno dei massimi capolavori del Rococò bavarese. CASTELLO DI NEUSCHWANSTEIN: è uno dei castelli più iconici al mondo, voluto dal re Ludovico II di Baviera come rifugio romantico ispirato alle leggende medievali e alle opere di Wagner. Non si tratta di un castello militare, ma di una “costruzione ideale”, pensata come mondo immaginario. All’interno si attraversano le sale private del re, la sala del trono, la sala dei cantori e gli ambienti residenziali, tutti caratterizzati da uno stile neogotico estremamente scenografico. Scopriremo il significato simbolico degli ambienti, il rapporto di Ludwig II con la musica e l’arte e il contesto storico della sua vita isolata. A breve distanza e a differenza del vicino castello “da fiaba”, il CASTELLO DI HOHENSCHWANGAU è più intimo e “vissuto”, con un’atmosfera residenziale reale piuttosto che scenografica. In posizione panoramica sopra il lago Alpsee, è il castello in cui crebbe il re Ludovico II di Baviera e che influenzò la sua fantasia quando volle costruire Neuschwanstein. All’interno, un percorso attraverso sale arredate in stile romantico-biedermeier del XIX secolo, con mobili originali, affreschi storici e decorazioni che raccontano episodi della storia medievale tedesca e delle leggende cavalleresche.

Quando

Quando: dal 14 al 17 ottobre 2026

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

L’itinerario attraversa diversi modi di costruire la memoria storica: le permanenze romane e medievali di Augusta, le città mercantili e imperiali, la devozione rococò e infine l’Ottocento romantico di Ludwig II. La cosiddetta “Germania romantica” emerge quindi non come un unico stile, ma come una successione di epoche che hanno reinterpretato il proprio passato.

Augsburg: mille anni dentro una cattedrale

Nel Duomo di Augusta la stratificazione storica è particolarmente evidente: il sito era già occupato in età romana, la cattedrale romanica fu consacrata nel 1065 e conserva cinque celebri vetrate con Profeti riferite a quella fase. A Sant’Anna, invece, il 1518 riunisce due elementi centrali della storia cittadina: la consacrazione della Cappella Fugger e il soggiorno di Martin Lutero nell’antico convento carmelitano.

La Strada Romantica è anche una storia del Novecento

La Romantische Straße non è un’unica strada medievale sopravvissuta intatta, ma un itinerario turistico moderno che oggi collega 29 località per circa 460 chilometri. Donauwörth, Rain, Augsburg, Friedberg e Landsberg am Lech appartengono tutte al percorso ufficiale. Questo rende interessante il viaggio anche come esempio di come, nel secondo Novecento, paesaggi e città storiche siano stati riuniti in un racconto culturale unitario.

Wieskirche: un capolavoro nato dal pellegrinaggio

La storia della Wieskirche precede la costruzione dell’attuale chiesa. L’UNESCO ricorda la tradizione del miracolo del 1738, quando una semplice immagine lignea di Cristo avrebbe mostrato lacrime, attirando un numero crescente di pellegrini. Il santuario fu quindi edificato tra il 1745 e il 1754 da Dominikus Zimmermann. Architettura, pittura, scultura e stucco furono pensati come un insieme unitario, uno dei caratteri più raffinati del Rococò bavarese.

Hohenschwangau e Neuschwanstein: due idee di Medioevo

Hohenschwangau fu acquistato come rovina dal futuro Massimiliano II nel 1832 e trasformato in residenza estiva e di caccia della famiglia reale: è il luogo nel quale Ludwig II maturò il proprio immaginario romantico. Neuschwanstein, iniziato nel 1868 e mai interamente completato, porta quell’immaginario a una dimensione monumentale: forme ispirate al Medioevo convivono con la tecnologia più moderna disponibile nell’Ottocento.


- DAL 10 AL 12 NOVEMBRE 2026
- DAL 17 AL 19 NOVEMBRE 2026

ARMONIE VENEZIANE

ARTE, LAGUNA E SPIRITUALITÀ

Venezia, viaggio culturale 2026

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Un’esperienza straordinaria nel cuore di Venezia: un’isola sconosciuta, calli eleganti, palazzi storici, chiese di arte e spiritualità. L’itinerario conduce attraverso angoli incantati, scorci sulla laguna e tesori preziosi, offrendo un’esperienza indimenticabile per lo spirito e per i sensi.

Visita all’ISOLA DI SAN FRANCESCO DEL DESERTO, uno dei luoghi più silenziosi e suggestivi della laguna veneziana. Uno spazio molto diverso dall’immagine consueta di Venezia: qui non ci sono calli affollate né palazzi monumentali, ma un’isola raccolta, immersa nella natura e nel silenzio. Proprio questo isolamento ne ha determinato la storia e il fascino. Il nome dell’isola richiama la presenza di San Francesco d’Assisi, che secondo la tradizione sostò qui nel 1220, di ritorno dall’Oriente. In quel tempo l’isola era completamente disabitata, quasi un “deserto”, da cui deriva l’attuale denominazione. Nel corso dei secoli, questo luogo è diventato sede di una comunità francescana che ancora oggi vive qui stabilmente. Durante la visita avremo modo di attraversare il convento, i chiostri e i giardini: spazi semplici, coerenti con lo spirito francescano, dove ogni elemento invita alla riflessione e alla quiete. L’architettura non cerca di stupire, ma piuttosto di accompagnare un’esperienza interiore e anche il paesaggio circostante gioca un ruolo fondamentale: la laguna qui appare nella sua dimensione più autentica, lontana dal traffico e dal turismo di massa (visita guidata a cura dei frati). CÀ PESARO: uno dei più imponenti palazzi affacciati sul Canal Grande e straordinario esempio di architettura barocca veneziana. Il palazzo fu progettato nel Seicento da Baldassarre Longhena, autore anche della Basilica della Salute, e completato successivamente da Antonio Gaspari. Fin dall’esterno si percepisce la sua funzione rappresentativa: la facciata in pietra d’Istria, solenne e armoniosa, riflette il prestigio della famiglia Pesaro. Ospita la Galleria Internazionale d’Arte Moderna, dove sono conservate opere fondamentali tra Ottocento e Novecento. Qui possiamo incontrare artisti di rilievo internazionale come Gustav KlimtWassily Kandinsky,  Paul KleeMarc Chagall,  Auguste Rodin e Medardo Rosso. Un interessante dialogo tra contenitore e contenuto: da un lato l’architettura barocca, pensata per celebrare il potere e la ricchezza, dall’altro le opere moderne, spesso innovative e talvolta provocatorie. CHIESA DI SAN POLO: una delle più antiche chiese della città, situata nel cuore del sestiere di San Polo, a pochi passi dal vivace campo omonimo. Entrando, ci troviamo in uno spazio ampio e luminoso, dove emergono importanti opere della pittura veneziana. Tra queste spiccano i lavori di Giambattista Tiepolo, autore della suggestiva Via Crucis, capace di coniugare drammaticità e leggerezza cromatica. La chiesa custodisce anche opere di altri artisti della tradizione veneta, offrendo uno spaccato significativo dell’evoluzione artistica della città. SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO: uno dei luoghi più straordinari di Venezia. La Scuola nacque nel '400 come confraternita laica dedicata a San Rocco, invocato soprattutto contro la peste, una delle grandi paure della Venezia di allora. Grazie al prestigio e alle ricchezze accumulate, l’istituzione poté costruire questa sede monumentale, simbolo di devozione ma anche di rappresentanza. Ciò che rende questo luogo unico è il ciclo pittorico realizzato da Tintoretto, uno dei più grandi maestri del 500. Tra il 1564 e il 1587, Tintoretto decorò quasi interamente gli ambienti della Scuola, creando un racconto visivo di straordinaria potenza. Durante la visita attraverseremo sale diverse, ognuna con una funzione precisa nella vita della confraternita, ma tutte unite dalla presenza delle sue opere: scene dell’Antico e Nuovo Testamento, caratterizzate da luci drammatiche, prospettive ardite e un forte senso narrativo. MUSEO DI CÀ REZZONICO: uno dei più affascinanti palazzi del Canal Grande, oggi sede del Museo del Settecento veneziano. Questo edificio rappresenta in modo esemplare la grande stagione del barocco veneziano: iniziato su progetto di Baldassarre Longhena e completato nel 700 da Giorgio Massari, fu acquistato dalla famiglia Rezzonico, che lo trasformò in una dimora sontuosa, degna del proprio prestigio. Entrando, faremo un vero e proprio viaggio nel '700 veneziano, un’epoca di grande raffinatezza artistica ma anche di ultimi splendori della Serenissima. Le sale conservano arredi, affreschi e opere che restituiscono l’atmosfera della vita aristocratica dell’epoca. Tra i protagonisti che incontreremo ci sono Giambattista Tiepolo, con le sue spettacolari decorazioni luminose e teatrali, e Pietro Longhi, che ci racconta invece scene di vita quotidiana, più intime e borghesi. Ogni ambiente è pensato per stupire: scaloni monumentali, saloni da ballo, soffitti affrescati. Non si tratta solo di un museo, ma di una vera casa nobiliare che conserva ancora oggi il fascino e il gusto di un’epoca.

Visite guidate a cura di Costanza Cimarelli.

Quando

Quando: dal 10 al 12 novembre 2026;
dal 17 al 19 novembre 2026.

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Le tappe scelte permettono di osservare Venezia fuori dal percorso monumentale più consueto: la spiritualità di un’isola lagunare, la cultura delle confraternite, la civiltà aristocratica del Settecento e la nascita delle raccolte civiche d’arte moderna. Il risultato è un attraversamento della storia veneziana dal Medioevo alla contemporaneità.

San Francesco del Deserto: una precisazione sul nome

La tradizione francescana dell’isola fa risalire al 1220 il soggiorno di Francesco d’Assisi e documenta la donazione ai Frati Minori nel 1233. Gli scavi hanno inoltre restituito tracce di frequentazione di età romana. Il sito ufficiale dei frati precisa però che il nome “del Deserto” risale al Quattrocento, quando l’isola rimase per alcuni anni abbandonata a causa delle difficili condizioni della laguna.

Ca’ Pesaro: una collezione cresciuta con la città

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna non nasce da una sola raccolta privata. Il suo nucleo storico si formò attraverso gli acquisti del Comune di Venezia alle prime Biennali e si arricchì poi con numerose donazioni. Questo spiega la varietà del museo: accanto ai capolavori internazionali di Klimt e Rodin, la collezione documenta in modo ampio l’evoluzione dell’arte italiana tra Ottocento, Novecento e contemporaneità.

San Rocco: un rapporto lungo più di vent’anni

Il legame tra Tintoretto e la Scuola Grande di San Rocco si sviluppò dal 1564 al 1588 circa. La decorazione iniziò dalla Sala dell’Albergo e proseguì progressivamente negli altri ambienti. La lunga durata del cantiere consente di leggere le sale quasi come un museo monografico costruito nel tempo: non una semplice raccolta di tele indipendenti, ma un rapporto continuativo tra artista, confraternita, funzioni degli spazi e racconto religioso.

Ca’ Rezzonico: un museo fatto anche di ambienti

Il percorso di Ca’ Rezzonico amplia il racconto oltre i nomi più celebri. Al secondo piano compaiono due tele giovanili di Canaletto e gli affreschi di Giandomenico Tiepolo provenienti da Villa Zianigo; al terzo si conservano anche gli ambienti della storica Farmacia Ai do San Marchi. Il museo ricostruisce così il Settecento attraverso pittura, arredi, decorazione e aspetti concreti della vita quotidiana.


DAL 7 ALL'11 DICEMBRE 2026

DALLA GRECIA SALENTINA A LEUCA FINIBUS TERRAE

CITTA’ D’ARTE E BORGHI DEL SALENTO

Viaggio in Salento

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Il Salento è una terra di incontri e stratificazioni, un lembo di Puglia sospeso tra Adriatico e Ionio, dove popoli, lingue, dominazioni e tradizioni hanno lasciato tracce profonde nel paesaggio urbano e naturale, nell’architettura, nella spiritualità e nella cultura materiale.

LECCE, capitale culturale e artistica del Salento, ac- coglie il visitatore con l'eleganza della pietra leccese, calcare locale che ha permesso agli scalpellini di creare facciate ricchissime, portali, balconi, chiese e palazzi, facendo di Lecce uno dei vertici del barocco italiano. Il centro storico conserva anche le tracce dell'antica Lupiae romana, visibili nell'anfiteatro del II sec. d.C. Il teatro urbano della piazza del Duomo è uno dei complessi barocchi più scenografici d'Italia, concepito come un autentico "teatro urbano", forma un insieme architettonico di straordinaria armonia. Basilica di Santa Croce: il più celebre capolavoro del barocco leccese, con una facciata riccamente decorata da sculture, motivi floreali, animali fantastici e simboli allegorici. Palazzo Tamborino Cezzi: una delle più eleganti dimore storiche di Lecce, edificata nel '500, rimaneggiata nell'800, conserva ambienti rinascimentali integrati con elementi neoclassici e liberty; i saloni affrescati, il cortile colonnato e il giardino storico raccontano oltre cinque secoli di storia dell'aristocrazia salentina. Cimitero monumentale: realizzato nell'800, è un museo a cielo aperto ricco di cappelle gentilizie e monumenti funerari. Chiesa Olivetani: annessa all'ex monastero, esempio di architettura rinascimentale e barocca, oggi sede dell'Università del Salento. Oratorio Sant'Antonio dei frati minori: piccolo e raffinato luogo di culto francescano. Fuori città, l'Abbazia di Santa Maria di Cerrate, complesso monastico medievale, tra i più importanti esempi di arte romanica in Puglia, con chiesa affrescata in stile bizantino e portico scolpito. Intorno a Lecce si sviluppa una costellazione di centri che raccontano le diverse anime del territorio. Nei borghi della Grecìa Salentina sopravvive una delle identità più originali del Salento, legata alla memoria bizantina, al griko, dialetto neo-greco ancora parlato in quest'area ellenofona, e alla stagione medievale degli Orsini del Balzo. SOLETO, antica contea della famiglia, conserva un centro storico dominato dalla Guglia Orsiniana, torre gotica alta circa 45 metri, realizzata alla fine del '300, simbolo del paese. Chiesa di Santo Stefano: prezioso edificio medievale con un ciclo di affreschi bizantineggianti tra i più significativi del Salento. GALATINA sorprende per l'eleganza del centro storico e per la Basilica di Santa Caterina d'Alessandria, voluta da Raimondello Orsini del Balzo e iniziata nel 1383, interamente rivestita da cicli affrescati tra i vertici della pittura medievale dell'Italia meridionale. Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo: custodisce la tradizione del tarantismo, con il Pozzo delle Tarantate, dove secondo la tradizione le donne colpite dal morso della taranta cercavano guarigione. Sulla costa adriatica, OTRANTO è porta d'Oriente, segnata dal dialogo millenario tra Occidente e Mediterraneo: la Cattedrale, con il celebre mosaico pavimentale del XII sec., conserva un'enciclopedia figurata del Medioevo, mentre il borgo, il castello aragonese e l'affaccio sul mare ne restituiscono il fascino. Chiesa di San Pietro: gioiello di origine bizantina con affreschi medievali. Cava di Bauxite: sito naturalistico nato da un'antica cava mineraria, con lago verde smeraldo circondato dalla terra rossa salentina. All'estremo lembo della penisola, SANTA MARIA DI LEUCA, il mitico Finibus Terrae, celebra l'incontro tra Adriatico e Ionio: santuario, faro e promontorio di Punta Meliso compongono uno scenario dal valore spirituale e geografico, mentre le ville eclettiche di fine '800 e primi '900, in stili liberty, moresco, neogotico e neoclassico, animano il lungomare. Il borgo fortificato di ACAYA, raro esempio di città-fortezza rinascimentale, restituisce l'immagine di un Salento strategico e militare; la visita comprende il Castello, fortezza del XVI secolo, e l'impianto urbanistico del borgo, racchiuso da mura e caratterizzato da strade ortogonali e piazze. Infine NARDÒ, elegante città d'arte, che vanta uno dei centri storici più armoniosi della Puglia: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, fondata in epoca normanna e arricchita da decorazioni barocche; la Chiesa di San Domenico, esempio di barocco leccese; la scenografica Piazza Salandra; gli esterni del Palazzo Acquaviva, storica residenza nobiliare. Un itinerario tra città d'arte, borghi antichi e paesaggi marini, architetture sacre, memorie greche e bizantine, fortezze rinascimentali e orizzonti costieri, che restituisce l'immagine complessa e affascinante di un Salento luminoso, colto e profondamente mediterraneo.

Visite guidate a cura di Conny Blasi.

Quando

Quando: dal 7 all'11 dicembre 2026.

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Nel Salento le stratificazioni non sono soltanto artistiche: riguardano riti, lingue, paesaggi produttivi e sistemi difensivi. Alcune tappe dell’itinerario permettono di riconoscere con particolare chiarezza il rapporto fra cultura greco-bizantina, monachesimo, arte medievale, produzione agricola e organizzazione militare del territorio.

Cerrate: dalla liturgia greca al paesaggio dell’olio

L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate racconta due storie strettamente intrecciate. Il FAI ricorda che il complesso fu un monastero di rito greco e, in seguito, un centro agricolo specializzato nella lavorazione delle olive. I frantoi ipogei, il mulino e gli spazi della masseria mostrano quindi come un luogo religioso abbia continuato a vivere trasformandosi anche in organismo produttivo, senza perdere la propria identità monumentale.

Soleto: il rito greco è ancora leggibile negli spazi

Nella Chiesa di Santo Stefano l’eredità bizantina non è affidata soltanto allo stile degli affreschi. Il Comune segnala iscrizioni greche, la presenza di una piccola prothesis destinata alla preparazione del pane e del vino secondo il rito greco e un articolato ciclo con episodi della vita di Cristo, di Santo Stefano e del Giudizio Universale. L’edificio conserva quindi tracce concrete della lunga cultura italo-greca del Salento.

Otranto: il mosaico come enciclopedia medievale

Il grande pavimento musivo della Cattedrale fu realizzato dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165. La decorazione si estende attraverso la navata centrale, il transetto e l’area absidale e riunisce episodi biblici e immagini della cultura medievale. Le date precise aiutano a collocare l’opera nel pieno XII secolo, quando Otranto era uno dei principali punti di contatto dell’Italia meridionale con il Mediterraneo orientale.

Acaya: una fortezza pensata come città

Acaya è significativa perché il sistema difensivo non riguarda soltanto il castello. Il borgo, racchiuso da mura e fossato, viene presentato dalla promozione turistica regionale come un esempio di città ideale rinascimentale. L’impianto urbano, le fortificazioni e la fortezza vanno quindi letti come parti di un unico progetto, nel quale esigenze militari e organizzazione razionale dello spazio urbano vengono studiate insieme.


SABATO 16 E DOMENICA 17 GENNAIO 2027

FIRENZE DEI MEDICI

LA GRANDE MOSTRA "MAGNIFICO 1492" E I LUOGHI DEL POTERE MEDICEO

Firenze dei Medici, viaggio culturale 16-17 gennaio 2027

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In occasione della grande mostra allestita a Palazzo Pitti, un viaggio straordinario nel cuore della Firenze dei Medici, alla scoperta della città che, sotto la guida di Lorenzo il Magnifico, divenne la culla del Rinascimento e il centro della cultura europea.

La prestigiosa MOSTRA "MAGNIFICO 1492. LORENZO DE' MEDICI E LE ARTI", allestita a PALAZZO PITTI, sarà il filo conduttore di un itinerario che ci porterà nei luoghi simbolo del potere e del mecenatismo mediceo. Il percorso espositivo riunirà un’ampia selezione di dipinti e sculture, con capolavori accanto a oggetti di varia natura: un insieme eterogeneo che riflette la molteplicità di interessi, passioni e curiosità che caratterizzò in modo distintivo la cultura della famiglia Medici. L’esposizione si propone come un’autentica e dettagliata ricostruzione, la più ampia mai realizzata, della straordinaria collezione dei Medici, così come descritta e inventariata nel 1492, alla morte di Lorenzo, quando era custodita nel palazzo di famiglia, l’attuale PALAZZO MEDICI RICCARDI. Commissionato intorno alla metà del Quattrocento da Cosimo il Vecchio all’architetto Michelozzo, rappresenta uno dei più importanti modelli dell’architettura civile rinascimentale. Dietro la facciata austera si aprono ambienti eleganti e un armonioso cortile porticato. Il suo maggiore capolavoro è la Cappella dei Magi, decorata da Benozzo Gozzoli con un sontuoso corteo nel quale compaiono numerosi membri della famiglia Medici e alcuni tra i più illustri protagonisti della Firenze del Quattrocento. Non fu soltanto la dimora della famiglia, ma anche il centro della vita politica, diplomatica e culturale fiorentina durante gli anni di Cosimo e di Lorenzo il Magnifico. Visiteremo inoltre PALAZZO VECCHIO, monumentale emblema della storia politica di Firenze. Al suo interno si trovano ambienti di straordinario interesse, tra cui il grandioso Salone dei Cinquecento, decorato da Giorgio Vasari e dalla sua bottega, gli appartamenti monumentali e le sale dedicate alle corporazioni e alle magistrature cittadine. Un percorso affascinante tra capolavori d'arte, architetture monumentali e testimonianze di un'epoca irripetibile, per comprendere il ruolo determinante dei Medici nella nascita dell'arte moderna e nell'affermazione di Firenze come una delle capitali culturali del mondo.

Visite guidate a cura di Simona Biagianti.

Quando

Quando: sabato 16 e domenica 17 gennaio 2027.

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

La Firenze medicea si comprende anche osservando ciò che i Medici sceglievano di raccogliere, il valore attribuito agli oggetti, le reti artistiche internazionali e il modo in cui gli spazi del potere vennero trasformati nel corso delle generazioni. Questi aspetti permettono di leggere la mostra e i palazzi visitati come parti di un unico sistema culturale e politico.

Quando un cammeo valeva più di un Botticelli

L’inventario redatto alla morte di Lorenzo nel 1492 non è soltanto un elenco di proprietà: rivela anche una precisa gerarchia del valore. Il Metropolitan Museum ricorda che i cammei più importanti della raccolta erano stimati diverse volte più dei migliori dipinti di Botticelli. Un vaso in diaspro rosso oggi conservato nel Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti, identificato nell’inventario di Lorenzo, fu valutato ben 600 fiorini. Gemme, pietre dure e oggetti antichi erano dunque elementi centrali del prestigio culturale mediceo.

Una Firenze già europea: il dialogo con le Fiandre

Il collezionismo dei Medici non guardava soltanto all’antichità classica e agli artisti fiorentini. Le Gallerie degli Uffizi ricordano che il Compianto sul Cristo morto di Rogier van der Weyden compare nell’inventario del 1492 come opera proveniente dall’altare della Villa Medicea di Careggi. È una testimonianza concreta dei rapporti fra Firenze e l’Europa del Nord e dell’interesse mediceo per la straordinaria precisione tecnica e naturalistica della pittura fiamminga.

La Cappella dei Magi era un racconto unitario

Gli affreschi di Benozzo Gozzoli non furono concepiti come una decorazione autonoma. La Mediateca di Palazzo Medici Riccardi sottolinea che il ciclo pittorico era pensato in stretta relazione tematica e figurativa con l’originaria Adorazione del Bambino di Filippo Lippi posta sull’altare. La pala oggi visibile nella cappella è una replica: leggere insieme pareti e altare aiuta a ricostruire il progetto religioso e dinastico originario dell’ambiente.

Palazzo Vecchio: da sede civica a reggia medicea

Il palazzo nacque alla fine del Duecento come sede dei Priori delle Arti e del Gonfaloniere di Giustizia. Nel Cinquecento il suo significato cambiò radicalmente: con il trasferimento della residenza di Cosimo I de’ Medici divenne anche una vera reggia, destinata alla famiglia ducale e alla corte. Dal 1555 Giorgio Vasari assunse un ruolo decisivo nel grande cantiere di trasformazione, traducendo l’autorità del duca in un vasto programma architettonico e figurativo.


DALL'1 AL 4 FEBBRAIO 2027

ROMA STRATIFICATA

POTERE, MEMORIA E ARISTOCRAZIE

Roma stratificata: Villa Medici Roma, itinerario tra archeologia, arte e aristocrazia: Centrale Montemartini Roma, itinerario tra archeologia, arte e aristocrazia: le domus romane del Celio

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Roma è una città composta da molte città sovrapposte, nella quale ogni epoca ha trasformato e talvolta nascosto ciò che l’aveva preceduta. Questo itinerario attraversa quasi duemila anni di storia, dalle abitazioni della Roma imperiale alle basiliche paleocristiane, dalle dimore dell’aristocrazia alle grandi istituzioni culturali. Un percorso nella Roma più sorprendente, dove il mondo antico dialoga con il Rinascimento, il Barocco e la modernità e dove famiglie nobili, cardinali, artisti e nazioni straniere hanno lasciato un’impronta profonda e duratura.

VILLA MEDICI: edificata in posizione privilegiata sul Pincio, la villa fu trasformata nella seconda metà del Cinquecento nella prestigiosa residenza del cardinale Ferdinando de’ Medici, futuro granduca di Toscana. Il complesso conserva ancora oggi il carattere di una raffinata dimora rinascimentale, concepita non soltanto come luogo di rappresentanza, ma anche come spazio destinato all’arte, allo studio e alla contemplazione. Gli ambienti monumentali, le decorazioni e le opere custodite raccontano il gusto collezionistico della famiglia Medici, mentre il vasto giardino, articolato tra viali, statue, fontane e prospettive scenografiche, costituisce uno degli esempi più affascinanti di giardino storico romano. Dalle terrazze e dagli spazi aperti della villa lo sguardo abbraccia la città. La successiva presenza dell’Accademia di Francia a Roma ha inoltre trasformato Villa Medici in uno dei luoghi simbolo del dialogo culturale tra Roma e l’Europa. BASILICA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO: sorta sul Celio in un’area profondamente legata alla Roma tardoantica, la basilica rappresenta uno straordinario esempio di stratificazione architettonica. Alle origini paleocristiane si sovrappongono la solennità della struttura medievale, la facciata di impronta romanica e le importanti trasformazioni avvenute nei secoli successivi, fino alla ricca veste settecentesca dell’interno. L’edificio permette così di leggere, quasi come in un libro di pietra, le diverse fasi della storia religiosa e artistica di Roma. Al di sotto della basilica si estende inoltre un complesso di edifici antichi che testimonia la continuità tra la città imperiale e quella cristiana, rendendo questo luogo uno dei più significativi per comprendere la trasformazione di Roma tra Antichità e Medioevo. CASE ROMANE DEL CELIO: nascoste sotto la Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, costituiscono un eccezionale complesso di edifici residenziali sviluppatosi tra il I e il IV secolo d.C. Attraverso un intricato sistema di ambienti, cortili e passaggi sotterranei è possibile ripercorrere le trasformazioni di antiche abitazioni romane, progressivamente ampliate e modificate nel corso dei secoli. Particolarmente suggestivi sono gli ambienti decorati da affreschi, motivi ornamentali e scene figurate, che restituiscono un’immagine preziosa della vita privata e del gusto delle classi agiate della Roma imperiale. La visita consente di scendere letteralmente sotto il livello della città moderna, entrando in contatto con una Roma nascosta e sorprendentemente conservata. MUSEO DELLA FORMA URBIS: situato nel Parco Archeologico del Celio, il museo custodisce i frammenti superstiti della celebre Forma Urbis Romae, la monumentale pianta marmorea della città realizzata all’inizio del III secolo d.C., tra il 203 e il 211, durante l’età severiana. Originariamente composta da circa 150 grandi lastre di marmo, la pianta riproduceva con eccezionale precisione edifici pubblici, templi, abitazioni, portici, strade e spazi urbani della capitale dell’Impero. I frammenti giunti fino a noi costituiscono una fonte fondamentale per ricostruire l’aspetto della Roma antica. L’allestimento permette di confrontare la città imperiale con quella moderna, offrendo una straordinaria lettura della continuità urbana di Roma. CENTRALE MONTEMARTINI: uno dei musei più originali della città nasce dall’incontro apparentemente impossibile tra archeologia classica e archeologia industriale. All’interno dell’antica centrale elettrica, grandi statue in marmo, mosaici, rilievi e reperti provenienti dagli scavi archeologici di Roma sono esposti accanto a turbine, caldaie, condotte e giganteschi motori dei primi decenni del Novecento. Il contrasto tra la purezza del marmo antico e la monumentalità delle macchine industriali crea un ambiente di straordinaria suggestione. Divinità, personaggi mitologici e figure dell’antica Roma sembrano dialogare con le testimonianze della modernizzazione della città, trasformando la visita in un percorso attraverso due epoche apparentemente lontane ma entrambe decisive per la storia urbana di Roma. PALAZZO PATRIZI MONTORO: situato nel cuore del centro storico e ancora oggi abitato dalla famiglia Patrizi, il palazzo rappresenta una rara testimonianza della continuità dell’aristocrazia romana e del suo stile di vita. Gli ambienti conservano arredi, dipinti, oggetti d’arte e memorie familiari accumulati nel corso dei secoli, offrendo la possibilità di entrare non in un museo ricostruito, ma in una vera dimora storica ancora legata ai suoi proprietari. La visita consente quindi di entrare nella dimensione più intima e quotidiana della Roma aristocratica, scoprendo un mondo fatto di relazioni familiari, committenza artistica, prestigio sociale e memoria dinastica. CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI: chiesa nazionale della comunità francese a Roma, rappresenta una significativa testimonianza del ruolo svolto dalle grandi monarchie europee nella vita religiosa, diplomatica e artistica della città. Il suo ricco patrimonio decorativo riflette gli stretti rapporti tra Roma e la Francia e testimonia la presenza delle comunità straniere nella capitale pontificia. Il cuore della visita è la celebre Cappella Contarelli, dove si conserva uno dei vertici assoluti della pittura europea: il ciclo dedicato a San Matteo, composto da tre capolavori di Caravaggio. Il percorso si concluderà alle SCUDERIE DEL QUIRINALE con la MOSTRA “PONTORMO”, dedicata a una delle personalità più originali e inquietanti del Manierismo fiorentino. Jacopo Pontormo sviluppò un linguaggio profondamente personale, capace di superare l’equilibrio e l’armonia propri del Rinascimento maturo. Nei suoi dipinti le figure si allungano, i corpi assumono pose instabili, lo spazio perde la tradizionale razionalità prospettica e i colori diventano luminosi, irreali e talvolta quasi astratti. Ne nasce una pittura carica di tensione psicologica e di intensità emotiva, nella quale la raffinatezza formale si accompagna a un senso di inquietudine profondamente moderno. La mostra permetterà di approfondire la vicenda artistica di un autore che, partendo dalla grande tradizione fiorentina, seppe elaborare una visione autonoma e sorprendente. Sarà la conclusione ideale di un itinerario attraverso una Roma stratificata, nella quale l’antichità, il cristianesimo, le grandi famiglie aristocratiche, le nazioni straniere, il collezionismo e l’arte moderna continuano a convivere e a dialogare.

Visite guidate a cura di Mileto Benvenuti.

Quando

Quando: dall'1 al 4 febbraio 2027

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Roma non conserva soltanto monumenti di epoche diverse: conserva anche i modi con cui, nei secoli, quelle epoche sono state riscoperte, collezionate, reinterpretate e trasformate in memoria. Alcuni luoghi dell’itinerario permettono di seguire proprio questa seconda stratificazione, fatta di scavi, istituzioni culturali, musei e nuove letture della città antica.

Villa Medici: il Prix de Rome e la formazione degli artisti

L’Accademia di Francia a Roma nacque nel 1666 su iniziativa di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV. Per secoli accolse i vincitori del Prix de Rome, ai quali veniva offerto un lungo soggiorno nella capitale per studiare direttamente l’arte antica e rinascimentale. L’Accademia si stabilì a Villa Medici nel 1803; tra i suoi direttori più celebri vi fu anche Jean-Auguste-Dominique Ingres, in carica dal 1835 al 1841.

Case Romane del Celio: una riscoperta iniziata nell’Ottocento

Gli ambienti sotterranei furono riscoperti nel 1887. Le ricerche hanno permesso di riconoscere fasi d’uso molto diverse: un edificio con balneum privato, un’insula con botteghe al piano terreno, una successiva residenza signorile e infine un luogo legato alla prima comunità cristiana. La sequenza rende il complesso particolarmente prezioso perché permette di osservare non solo l’evoluzione architettonica, ma anche il mutamento sociale e religioso di un intero settore urbano.

Forma Urbis: una città incisa alla scala di circa 1:240

La grande pianta marmorea occupava originariamente una superficie di circa 18 × 13 metri e rappresentava Roma a una scala media di circa 1:240. I frammenti cominciarono a riemergere nel 1562, ma oggi sopravvive soltanto circa un decimo dell’insieme originario. Il nuovo museo li dispone sopra la pianta di Roma pubblicata da Giovanni Battista Nolli nel 1748, creando un confronto diretto fra due modi, separati da oltre quindici secoli, di descrivere la stessa città.

Centrale Montemartini: da mostra temporanea a museo permanente

La trasformazione museale nacque quasi per necessità. Nel 1997, durante i lavori ai Musei Capitolini, numerose sculture furono trasferite temporaneamente nell’ex centrale per la mostra Le macchine e gli dei. L’accostamento fra reperti antichi e macchinari industriali ebbe un successo tale che, nel 2001, l’esperimento divenne un museo permanente. La centrale stessa, inaugurata nel 1912, era stata il primo impianto pubblico di Roma destinato alla produzione di energia elettrica.

San Luigi dei Francesi oltre Caravaggio

La chiesa conserva un patrimonio che va oltre la Cappella Contarelli. Nella seconda cappella della navata destra si trovano affreschi del Domenichino dedicati a Santa Cecilia e una pala attribuita a Guido Reni; sulla cantoria è inoltre collocato un importante organo costruito nel 1881 da Joseph Merklin. Anche questi elementi mostrano come la chiesa sia stata per secoli un luogo di rappresentanza culturale francese nel cuore di Roma.




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